Hot air recipes 5 | Ricette per la frittura dell’aria 5

Cardboard TownsFifth recipe about air heating, that is so popular among critics and art-writers in general.

“Visual art should be a spiritual and transcendental discipline, no matter what the artist says. The inane and delusional structure of language and its rituals is nothing if confronted with the magical spirituality and transformative power of an artwork. Understanding an artwork through thought is useless as trying to catch spirit – and only spirit matters. Damn – I forgot my pork steak on the grill.”

Irene Skull, in Magical tricks for modern clerks n° 8, 2010

Quinta ricetta per la frittura dell’aria, molto popolari tra i critici e chi scrive di arte in generale.

“Le arti visive dovrebbero essere spirituali e trascendenti, a prescindere dalle affermazioni degli artisti stessi. La vuota e delirante struttura del linguaggio con i suoi rituali non è nulla di fronte alla magica spiritualità e al potere di trasformazione di un’opera d’arte. Cercare di capire un’opera attraverso il pensiero è inutile come tentare di acchiappare uno spirito, e solo lo spirito conta. Cavolo – ho lasciato la costoletta di maiale sulla griglia.”

Irene Skull, in Magical tricks for modern clerks n° 8, 2010

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Hot air recipes 4 | Ricette per la frittura dell’aria 4

Cardboard TownsFourth recipe about air heating, that is so popular among critics and art-writers in general.

“Semantic orchestrator of his iconic (visual) and an-iconic (verbal) signs, M. B. represents today a new interpretation about most of the tendencies – and needs – of last half-century art-making. He comments without commenting, he emphasizes without stressing, he annuls without hiding, with a materic modesty which crosses the border of the ascetic rigor of a secular and libertine monk. More, much more may be written, about this job that is no job but absorption of personal poetics in everyday living; more, much more may be said about Portraits that are no portraits or about Still lives that leave behind themselves just the question of their very existence; more, much more may be – but I parked the car on a pedestrian crossing and I see the police coming.”

Vittorino Littorini, in Never mind n° 35, 2011

Quarta ricetta per la frittura dell’aria, molto popolari tra i critici e chi scrive di arte in generale.

“Orchestratore semantico dei suoi segni iconici (visivi) e an-iconici (verbali), M. B. offre oggi una rilettura di molte delle tendenze – e delle esigenze – del fare arte  dell’ultimo mezzo secolo. Commenta senza commentare, enfatizza senza sottolineare, elide senza nascondere, con una pudicizia materica che sconfina nel rigore ascetico di un monaco laico e libertino. Altro, molto altro si potrebbe scrivere, a chiosa di un mestiere che mestiere non è ma imbibizione della poetica personale nel mestiere del vivere quotidiano, altro, molto altro si potrebbe tratteggiare a proposito dei Ritratti che ritratti non sono, di Nature morte che lasciano dietro di sé solo l’interrogativo del loro irrisolto perché, altrro, molto altro si potrebbe – ma ho lasciato la macchina sulle strisce e proprio ora sono arrivati i vigili.”

Vittorino Littorini, in Never mind n° 35, 2011

Hot air recipes 3 | Ricette per la frittura dell’aria 3

Cardboard TownsThird recipe about air heating, that is so popular among critics and art-writers in general.

“There is always a question in Bigliazzi’s work: are we proceeding towards an infinite destination? Thought and life in the contemporary, urges and emotions, synchronicity with no man/nature syntony in the semantic content, through mutual sharing in a silent universe, made of imperceptible signs sublimated in pure energy. Boiling matter which trasfigures in magmatic essence, floods out the urban wings of the canvas, pierces time, evolves and atomizes itself. Wait a minute – it seems that the warp drive engine won’t start.”

Charles Des Crêpes, in Introduction à l’Art du Tricot, Metanopoli (MI), 2006

Terza ricetta per la frittura dell’aria, molto popolari tra i critici e chi scrive di arte in generale, dopo le prime due.

“C’ è sempre un interrogativo nel lavoro di Bigliazzi: procediamo verso una meta infinita? Pensiero e vita nel contemporaneo, pulsioni ed emozioni, sincronia senza sintonia uomo/natura del portato segnico, attraverso la reciproca condivisione in un universo silente, composto di impercettibili segni sublimati in pura energia. Ebollizione materica che trasfigura in magmatica essenza, esonda le quinte urbane della tela, perfora il tempo, evolve e si atomizza. Aspettate un momento, ché non mi parte il motore a curvatura.”

Charles Des Crêpes, in Introduction à l’Art du Tricot, Metanopoli (MI), 2006

Hot air recipes 2 | Ricette per la frittura dell’aria 2

 

Portrait of bagpiper | Ritratto di zampognaro
Portrait of bagpiper | Ritratto di zampognaro, acrylic on canvas, 70×100, 2008

Second recipe about air heating, that is so popular among critics and art-writers in general.

“[…] Bigliazzi doesn’t paint: he coats with paint – and that’s the point. He coats what was. Or what – they say – may have been. Or what will be. Is the Portrait of Bagpiper (2008) really the crepuscular industrial plant depicted (better: de-pictured) or is it a lost neo-restaurantist fragment – nostalgic, invisible heritage of a motherly past generation? Or is it maybe a potentiality – what could be, what could appear, in fieri process – hommage to the intriguing incentitude of possibility – in the imminence of a future and encrypted gesture? Please, speak after the beep.”

Melania J. Burrone, in “New Media Digest For Cats”, July-August 2009

Seconda ricetta per la frittura dell’aria, molto popolari tra i critici e chi scrive di arte in generale.

“[…] Bigliazzi non dipinge: ricopre con vernici. E qui sta il punto. Ricopre quel che c’era. O che (si dice) ci fosse. O ancora: che ci sarà. Il Ritratto di zampognaro (2008) è il crepuscolare stabilimento industriale raffigurato (meglio: trasfigurato) o è un perduto scampolo neotrattorialista, retaggio nostalgico e ormai invisibile di una materna generazione passata? O non è piuttosto una potenzialità, ciò che ci potrebbe essere, che sta per comparire, processo in fieri e omaggio all’intrigante incertezza del possibile, nell’imminenza di un gesto futuribile e criptato? Parlate pure dopo il bip.”

Melania J. Burrone, in “New Media Digest For Cats”, luglio-agosto 2009

Hot Air Recipes 1 | Ricette per la frittura dell’aria 1

Here is the first one of a series of Recipes About Air Heating, which is so popular among critics and art-writers in general.

Cardboard Towns“Hypnagogic fragments of inner banlieues, crumbled cosmologies of conjectural big bangs wandering over a post-Hopper-esque metropolitan Arcadia. Theese are the acrylic perspectives that Marco B., aged enfant terrible of animation movies, opens wide through his canvas with a seemingly playful, long-winded game, where titles – apotropaic tool against all self-worship – sail the long waves of dadaist (before) and surrealist (then) lesson. Suggesting tensions, semantic displacements in the everlasting polemos – so called – between imago and verbum – between occipital cortex and Broca’s area. Ridentibus arrident humani vultus, as Horatius says. Now – I beg your pardon, but I have to finish my second portion of spiced tripe.”

Callisto Anselmo Facchi, in “Contemporary Art & Soup”, n° 23, 2007

Inizia oggi una serie di ricette per la frittura dell’aria, molto popolari tra i critici e chi scrive di arte in generale.

“Scampoli ipnagogici di banlieues interiori, detritiche cosmologie di big bang ipotetici erranti al di sopra di un’arcadia metropolitana posthopperiana: sono queste le prospettive acriliche che Marco B., maturo enfant terrible del cinema d’animazione, spalanca sulle sue tele in un’apparente logorrea giocosa, i cui titoli – strumento apotropaico di ogni egolatria – veleggiano sulle onde lunghe della lezione dadaista prima e surrealista poi a suggerir tensioni, spostamenti semantici nel polemos eterno – o presunto tale – tra imago e verbum, tra corteccia occipitale e area di Broca. Ridentibus arrident humani vultus, per dirla con Orazio. Ora scusatemi, ma devo finire la seconda porzione di trippa.”

Callisto Anselmo Facchi, in “Contemporary Art & Soup”, n° 23, 2007